BILLIE-EILISH-WHAT-WAS-I-MADE-FOR-SIGNIFICATO

Billie Eilish
What Was I Made For? - Significato

What Was I Made For?” è l’ultima canzone della cantante Billie Eilish. Il singolo è parte della colonna sonora del film “Barbie” (2023). Leggi il testo e il significato psicologico della canzone.

What Was I Made For? - Billie Eilish - Testo

I used to float, now I just fall down
I used to know, but I’m not sure now
What I was made for
What was I made for?

 

Takin’ a drive, I was an ideal
Looked so alive, turns out I’m not real
Just somethin’ you paid for
What was I made for?

 

‘Cause I, I
I don’t know how to feel
But I wanna try
I don’t know how to feel
But someday, I might
Someday, I might

 

Mm, mm, ah
Mm, mm, mm

 

When did it end? All the enjoyment
I’m sad again, don’t tell my boyfriend
It’s not what he’s made for
What was I made for?

 

‘Cause I, ‘cause I
I don’t know how to feel
But I wanna try
I don’t know how to feel
But someday, I might
Someday, I might

 

Think I forgot how to be happy
Somethin’ I’m not, but somethin’ I can be
Somethin’ I wait for
Somethin’ I’m made for
Somethin’ I’m made for

What Was I Made For? - Billie Eilish - Significato

Partiamo dalla musica della canzone di Billie Eilish: comprendiamo dalle prime note il tono malinconico e triste che si intreccia perfettamente con il significato del testo.

La domanda fondamentale, “What Was I Made For?” ovvero “Per quale scopo sono stata creata?” diventa un mantra che ha lo scopo di cercare la risposta alla domanda ma che lasci spazio principalmente a dubbi piuttosto che a certezze. 

Il dolore sotto la felicità

Per trovare una risposta alla domanda fondamentale della canzone Billie riflette su come si sentiva prima e su come invece si sente ora.

Ci racconta di momenti in cui si sentiva leggera, in un certo senso viva e felice:

I used to float, now I just fall down
I used to know, but I’m not sure now
What I was made for

Ora, prendendo tempo, riflettendo su come sta veramente sotto l’immagine di felicità che dà agli altri, si ritrova triste e priva di uno scopo:

I’m sad again […]
Think I forgot how to be happy

La protagonista della canzone di Billie Eilish si sta rendendo conto che quello che è stata finora è stato qualcosa di parzialmente falso o comunque diverso dai suoi veri desideri.

Il Falso Sé

La teoria del Falso Sé (concetto introdotto dallo psicoanalista Winnicott) può essere una buona lente per comprendere il significato della canzone.

Secondo questa teoria ad un certo punto della nostra crescita mettiamo da parte un po’ dei nostri desideri, impulsi ed emozioni per poter vivere bene nella società e farci accettare dagli altri: questo implica la creazione di un “falso sé” cioè la maschera che mettiamo per poter stare nella società.

Questo processo è del tutto normale e sano ma può diventare dannoso quando il falso sé “oscura” il vero sé.

La consapevolezza può portare dolore

La protagonista della canzone di Billie Eilish inizia a prendere contatto con una consapevolezza importante e allo stesso tempo dolorosa: per tanto tempo il bisogno di essere accettata, di mostrarsi in un certo modo ha oscurato in maniera eccessiva i suoi desideri e le sue emozioni reali.

Ha oscurato il vero sé per così tanto tempo da far fatica a capire cosa prova e cosa vuole davvero.

Questo si capisce bene in queste parole:

I don’t know how to feel […]
Looked so alive, turns out I’m not real

Tornare a prendere contatto con la parte di sé più vera le costa però dolore, tristezza e senso di vuoto; questo è però un passo necessario senza il quale non è possibile iniziare a ritrovare sé stessi.

La soluzione: accettarsi, prendersi cura di sé e sperimentare

Il primo passo per tornare ad accedere al vero sé è capire a cosa ci è servito avere un falso sé cosi “massiccio”.

Spesso può esserci un bisogno di sentirsi accettati o amati. Spesso è stato l’unico modo che abbiamo imparato per stare a contatto con gli altri in modo sicuro. Qualunque sia il motivo è importante comprendere e accettare questo bisogno così come la sofferenza che sta sotto la maschera del falso sé.

Una volta compreso ciò è possibile iniziare a sperimentare, per piccoli passi, dei modi diversi (non gli stessi del falso sé) per soddisfare comunque i bisogni fondamentali di accettazione e amore/vicinanza e ritrovare sé stessi.

 

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